
Meccaniche Invisibili
taboo records
Siamo soliti allegare al triphop l’immagine mentale di una sinuosa voce femminile, stavolta invece no! Accidenti… questa bisogna che ve la racconto… ascoltavo il cd su un pioneer cdj100 (quei lettori cd da dj che in molti usano)… bene, era a meno 10 di velocità… colpa probabilmente del vino all’aperitivo di stasera! Comunque era di una cupezza unica. Ed un certo mood di “tristeza brasileira” mi contagiava, avevo dimenticato la velocità a meno 10… beh non che mi dispiacesse molto però. Ma ora che lo ascolto a velocità normale sembra così stranamente ottimista! Prima, per me, il punto di forza del disco era questa cupissima voce e quegli arrangiamenti così dilatati. Non che ora, a velocità normale, non lo siano… ma, accidenti, quanto mi fa strano! Al di là della mia poca professionalità cosa colgo da questo disco? Sembra il lavoro di una vita. Rubato al riposo tra il lavoro e la cena! Che sia cupo è cupo! Nei testi, ma non solo,anche nel sound da jazz triste che chiacchiera con l’elettronica. C’è della scuola drum and bass, e delle chitarre che talvolta arrivano persino all’hardrock anni 80… ma non nei riff come facilmente si potrebbe immaginare… nel suono e nell’equalizzazione. Ed usate in maniera differente però!… com’è difficile spiegarvelo! Due note biografiche: a capo del progetto c’è tale Andrea Ponzano, colui che sta dietro a tutto o quasi. Il disco è stato registrato a Rio de Janeiro e mixato a Londra. Sembra però sfuggito ad un’ intima session casalinga, che gli dona realtà… Al piano di sotto di una cascina nella fitta campagna! Peccato per qualche momento di troppa volontà pop che rovina un certo spleen del disco, ma d’altronde potrebbe definirsi un insolito cantautore che vira in direzioni differenti. Come negargli il tentativo di volerci campare? Un disco da prendere con le pinze, però, e solo se seriamente interessati al genere.
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